Quante volte hai iniziato la settimana con una lista infinita di cose da fare, convinto che aggiungere un nuovo corso, una routine mattutina in cinque step o l’ennesimo obiettivo ti avrebbe finalmente reso felice?

Ci hanno venduto l’idea che la crescita personale e professionale sia un processo di puro accumulo. Ci ripetono che più fai, più vali. Più riempi l’agenda, più la tua vita ha successo. Di conseguenza, corriamo da un impegno all’altro guidati dalla FOMO (Fear Of Missing Out), il terrore costante di restare indietro e di perderci qualcosa, convinti che la chiave di volta sia sempre “fare di più”.

Non è un pozzo senza fondo da cui poter attingere all’infinito senza conseguenze. Lo so, è scontato dirlo. E come spesso accade, sono proprio le cose che dai per scontate quelle che ti creano più problemi.

Trattare le proprie risorse interiori come se fossero inesauribili è il modo più rapido per arrivare al burnout emotivo e fisico. Ti svegli già stanco, rispondi con irritazione alle persone che ami e ti ritrovi a vivere con il pilota automatico, incapace di goderti davvero quello che hai costruito. La verità è che la qualità della tua vita non migliora quasi mai aggiungendo pezzi. Spesso, migliora togliendo. Funziona per sottrazione, non per addizione.

Pensa a quante cose invisibili trattengono il tuo potenziale e prosciugano le tue giornate.

La qualità delle tue giornate migliora drasticamente quando togli quei rapporti che, invece di arricchirti, ti lasciano addosso una sensazione di vuoto e spossatezza. Quelle relazioni unilaterali in cui tu dai cento e ricevi zero. Migliora quando elimini gli impegni a cui hai detto di sì solo per senso di colpa, per non deludere le aspettative altrui o semplicemente perché non hai avuto la forza di pronunciare un “no”.

Migliora quando decidi di non scendere più a compromessi con conversazioni inutili, fatte solo per cortesia formale, e quando smetti di essere sempre disponibile e reperibile per tutti, a ogni ora del giorno, tranne che per te stesso. Essere sempre gentili non significa essere sempre disponibili. Lo dico spesso: la troppa disponibilità non fa di noi né persone migliori, né tantomeno leader più efficaci.

E, forse la cosa più importante di tutte, la vita migliora quando ti liberi dal peso di dover dimostrare sempre qualcosa a qualcuno. Quando smetti di cercare quella convalida esterna che non farà mai davvero pace con le tue insicurezze.

La sottrazione è un vero e proprio atto di coraggio. Significa fare spazio ed abbracciare la JOMO (Joy Of Missing Out), ovvero la felicità che deriva dal rallentare e dal ritrovare il proprio tempo, lasciando andare il superfluo senza il timore di perdersi nulla. In un mondo che ti spinge a riempire ogni secondo di vuoto con stimoli, notifiche e doveri, decidere di fare un passo indietro è rivoluzionario. Significa capire che dire di no a qualcosa che ti logora è l’unico modo reale per dire di sì a ciò che ti nutre e ti fa stare bene.

Voglio lasciarti con un piccolo esercizio di ecologia emotiva da fare ogni singola settimana. Trova dieci minuti per fermarti, magari la domenica sera o il lunedì mattina. Prendi un foglio, guarda la tua vita, le tue relazioni e i tuoi impegni imminenti, e fatti questa domanda:

Rispondi con spietata onestà. Guarda in faccia le risposte, senza cercare scuse o giustificazioni. E poi – ed è qui che sta la parte difficile ma straordinariamente liberatoria – abbi il coraggio di comportarti di conseguenza. Se una situazione ti spegne, riducine lo spazio. Se una relazione ti appesantisce, impara a mettere un confine chiaro.

Perché a un certo punto del viaggio, ti renderai conto che la qualità della tua vita dipende molto meno da quanto fai e molto di più da cosa continui a permettere. Proteggi la tua energia. È la risorsa più preziosa e sacra che hai.

Simone