Complimenti. Sei il più istruito. Il più preparato. Il più brillante. Ogni volta che apri bocca, tutti annuiscono. Quando parli in riunione, si fa silenzio. Quando dai un consiglio, viene preso come verità assoluta. Che dire? Dev’essere bellissimo sentirsi così… infallibile.

Ecco un piccolo dettaglio:
Se al tavolo della vita sei sempre il più istruito, il più in forma, il più ricco… tranquillo: non sei un genio. Sei solo seduto al tavolo sbagliato.

Succede più spesso di quanto pensi. Capita nelle aziende, nei team, nei gruppi di lavoro. Leader che brillano come detersivi: luccicano, sì… ma solo in superficie. Si sono costruiti una stanza su misura, dove nessuno può metterli in discussione. All’inizio li chiamiamo punti di riferimento. Poi ci accorgiamo che sono solo… punti fermi (appunto… fermi). Quando ti convinci che tutto ruota intorno a te, forse non è solo ego. È proprio un po’ di labirintite da leadership. E se andando oltre le battute ti riconosci in qualche mega direttore galattico di questo tipo… beh, sappi che sei circondato da tanti Fantozzi e Filini. E non è un bel segnale. Né per loro. Né per te.

Fermati un attimo. Se i tuoi collaboratori non parlano, ti danno sempre ragione, o dicono solo cose che pensi anche tu… abbiamo un problema. Houston, Houston…non è solo silenzio. È paura. Paura di contrariarti. Paura di sembrare stupidi. Magari perché hai già banalizzato le loro idee in passato o perché, inconsapevolmente, hai fatto capire che “qui si pensa come dici tu”.

“Se siamo sempre d’accordo, uno dei due è inutile.”

 

Succede ovunque. Anche nei contesti migliori.

Negli anni ho lavorato con decine di imprenditori e manager, alcuni molto brillanti. Persone che investono sul proprio team, che formano, che danno spazio. Eppure, a un certo punto, arrivano da me con lo stesso dubbio:

“Perché nessuno prende iniziativa? Perché devo sempre fare tutto io?”

Poi basta osservare un attimo meglio, e il meccanismo si svela. Ogni proposta dei collaboratori viene ascoltata… e poi corretta, aggiustata, migliorata. Non per cattiveria. Per aiutarli. Ma il messaggio che passa è chiaro:
“Tu da solo non ci arrivi. Serve sempre il mio tocco.”

Il risultato? Dopo un po’, nessuno propone più niente. Non per paura. Per rassegnazione.

Lo stesso accade in contesti molto strutturati. Manager ipercompetenti, sempre presenti, sempre un passo avanti. Ma quando arriva il momento di delegare… il team non è pronto. Non per mancanza di valore, ma per mancanza di allenamento. Hanno costruito dipendenza, non sviluppo.

 

Allenati a farti mettere in discussione

Un leader intelligente, pratico, non ha paura di chi ne sa di più. Anzi. Cerca proprio quelle persone. Le assume. Le ascolta. Ci lavora insieme. Impara da loro.

Quando ti valuti (fallo ogni tanto…), come dicono quelli bravi con la self-assessment, fai una distinzione chiara:

  • Come manager, chiediti: quanto sto migliorando io come professionista nelle mie attività individuali? Nella gestione dei processi, delle procedure, nell’efficacia operativa?

  • Come leader, chiediti: quanto sono migliorati i miei collaboratori?
    Se dovessi misurare oggi il loro rendimento, le loro performance, l’impatto reale in azienda rispetto a 6 o 12 mesi fa… cosa diresti?

Usa pure le KPI che preferisci. Ma usale. Perché se tu migliori e loro no, stai facendo solo metà del tuo lavoro.

 

Allenati a farti mettere in discussione

Prendi Satya Nadella, CEO di Microsoft. Una delle prime cose che ha fatto è stato cambiare il paradigma interno da “know-it-all” a “learn-it-all”. Non cercava più manager che sapessero tutto. Cercava persone capaci di imparare insieme agli altri.

Questo è il cambio di livello. Non si guida per essere ammirati. Si guida per creare un sistema che può andare avanti anche senza di te.

 

Cosa puoi fare tu, oggi

  • Guardati intorno: il tuo team ti stimola o ti conferma?

  • Fai spazio a chi può metterti in difficoltà… in senso buono.

  • Scegli collaboratori che ti sfidano, non che ti adorano.

  • Invita il dissenso. Chiedi pareri opposti. Non per cortesia, ma per strategia.

Ricorda: chi ti fa sentire scomodo oggi, ti aiuta a crescere domani.

 

Cosa invece non funziona mai

  • Circondarti di “yes men” o “yes woman” per sentirti al sicuro

  • Trattenere talenti per paura che ti superino

  • Confondere l’autorità con il controllo

  • Spegnere le idee degli altri per proteggere le tue

  • Pensare che guidare significhi non mostrare mai un dubbio

 

Conclusione

Il punto è uno, e te lo ripeto: vuoi far crescere la tua azienda, il tuo team? Allora mettiti in testa questo: non conta solo quanto sei bravo tu. Conta quanto lo diventano gli altri grazie a te.

 

A presto,

Simone