Sabato, in aula, ho chiesto ai partecipanti che cosa fosse per loro la disciplina. Sono arrivate le risposte con cui siamo cresciuti tutti: sacrificio, forza di volontà, stringere i denti. Poi, alla fine, un ragazzo ha detto una parola. Metodo.
Gli ho risposto che lo è. E un metodo ha un vantaggio rispetto alla forza di volontà: lo puoi iniziare oggi, da dove sei. Quello che uso e che insegno ha tre passaggi, semplici da capire e molto meno semplici da rispettare.
Il primo è partire da chi sei oggi. Dalla tua performance attuale, quella reale. Se oggi non corri, l’inizio sono dieci minuti di camminata veloce, e i dieci chilometri arriveranno.
Il secondo è la soglia minima. Scegli una quantità di tempo piccola, con questo criterio: abbastanza per fare qualcosa, troppo poco per avere una scusa. Dieci minuti li trovi anche nella giornata peggiore. Un’ora no, e il giorno in cui salta l’ora salta anche l’abitudine. Vale per l’allenamento, per la lettura, per l’inglese, per quel progetto che rimandi da mesi.
Il terzo va contro quello che siamo abituati a pensare: fermati prima. Fermati quando c’è ancora il piacere di fare quello che stai facendo, quando lo stai ancora facendo bene, anche se potresti continuare.
Nello sport il contrario è un classico. Le due ripetizioni in più, i cinque minuti in più, con la convinzione che la differenza si faccia tutta lì. In quel più, costantemente quel più. Sul lavoro è la stessa cosa, l’ora in più la sera, quando non ce la fai più, il progetto portato avanti forzatamente nel fine settimana, con tutte le rinunce che comporta. Sembra che quel pezzo in più sia l’unica cosa che conti.
Il fatto è che la disciplina si gioca sul giorno dopo. Una cosa fatta una volta, anche benissimo, cambia poco. Conta quante volte ci torni. E quel pezzo in più, che oggi ti fa sentire bravo, è l’ultima cosa che ti resta in mente. Domani, al momento di ricominciare, ti ricorderai la fatica e troverai un motivo per rimandare. Se invece ti sei fermato quando stavi ancora bene, domani hai voglia di tornarci.
Poi si cresce, un po’ alla volta. Quando i dieci minuti sono diventati normali diventano quindici, e i tre passaggi restano gli stessi.
Intendiamoci. Condivido il fatto che le cose importanti vadano guadagnate con l’impegno. Solo che un conto è impegnarti in qualcosa, e un conto è diventare un martire nel farla. Perché, parliamoci molto chiaramente, andare sempre oltre è un sistema che reggono in pochi. A un certo punto molti lasciano, e concludono di essere persone senza disciplina. Ed è proprio lì che questa parola fa i danni maggiori. Finché disciplina significa fatica esagerata, le persone continueranno a dividersi tra chi si sente disciplinato e chi no. Se invece parli di metodo, allora un metodo si impara.
Fare meno per avere di più è un concetto già sentito, e come sempre tra il dire e il fare c’è di mezzo lo smettere di parlare. Perché andare oltre lo sappiamo fare benissimo, e lo facciamo quasi sempre. La parte difficile non è andare oltre, è fermarti prima. E qui conta il modo in cui pensi, che riguarda la tua cultura. Siamo cresciuti con frasi come “non fermarti quando sei stanco, fermati quando hai finito”. I campioni fanno così, ci hanno detto. Sono distorsioni della realtà, e ce le portiamo dietro al punto che chi si ferma prima ha la sensazione di mollare.
Se c’è qualcosa che hai iniziato più volte e ogni volta hai lasciato, vai a vedere da dove eri partito, e soprattutto qual era il punto in cui ti fermavi.
Perché il finale conta quanto l’inizio.
Buon lunedì,
Simone
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