Che Donald Trump non sia nuovo a dichiarazioni forti, che accompagnano il suo modo di vivere e fare politica, è noto a tutti. L’ultima uscita degna di nota è quella in cui ha detto al suo pubblico che avrebbe potuto dire qualsiasi idiozia e lo avrebbero applaudito comunque.
E così è stato: il pubblico lo ha applaudito.
Mi colpisce, perché riflette perfettamente che cosa significhi essere influenzati da chi ha un ruolo di così grande responsabilità. Non sto parlando di politica, sto parlando delle nostre vite.
Quando ci fidiamo di una persona smettiamo di controllare quello che dice, ed è normale, oltre che sano. Perché se dovessimo verificare ogni parola del capo, del medico o dell’allenatore, non arriveremmo a sera. La fiducia serve proprio a questo, a farci risparmiare quella fatica. Il problema è che, a forza di risparmiare, finiamo per fidarci anche di cose che, dette da un’altra persona, ci farebbero pensare, e non poco.
E succede per un motivo. Se hai scelto una persona, e magari l’hai anche difesa davanti ad altri, darle torto significa ammettere che il primo ad aver sbagliato sei stato tu. Ecco perché la difendi, e mentre difendi lei stai difendendo la tua scelta.
In azienda non è diverso. Il responsabile propone una cosa che non convince metà del team, eppure tutti annuiscono. Dieci minuti dopo, alla macchinetta del caffè, i dubbi escono fuori. Un classico. E la frase che senti più spesso, detta più per essere politicamente corretti che per onestà intellettuale, è: “avrà sicuramente le sue ragioni”. E infatti ci sono persone che sul progetto di un collega farebbero appunti su ogni virgola, mentre su quelli del capo non lo fanno, in nome della fiducia.
C’è una domanda che ti aiuta a non subire questo fenomeno. Quando una proposta ti convince subito, soprattutto se arriva da una persona che stimi molto, chiediti se la stessa identica idea, portata da qualcuno che stimi un po’ meno, l’avresti accolta con lo stesso entusiasmo. A volte la risposta è sì, e va bene. Altre volte ti accorgi che stavi applaudendo la persona, e che forse quello che aveva detto non l’avevi nemmeno ascoltato.
Vale anche quando a parlare sei tu.
Chi guida un gruppo il seguito se lo costruisce riunione dopo riunione, critica dopo critica, ed è lì che nasce il vero consenso. Non avere mai paura di farti dire quello che le persone pensano veramente, di lasciare che mettano in discussione quello che dici da prospettive diverse. Proprio perché, nel momento in cui si fidano ciecamente di te, se da una parte ti lusingano, dall’altra ti rendono un leader più debole, e soprattutto indeboliscono tutto il team.
Il rispetto più grande che puoi dare a un leader è continuare ad ascoltare quello che dice.
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Simone
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