Vite spezzate

 

 

Non conosco Francesco e non conoscevo Nadia come non conoscevo tutti i Francesco e tutte le Nadia di cui troppo spesso leggo sui giornali.

Non parlerò della loro storia perché non avrebbe senso. Leggo le notizie con un certo distacco e criticità perché quando non si conoscono veramente i fatti la cosa più saggia è rimanere in silenzio.

L’unico fatto certo è che la vita di un’altra giovane ragazza è stata spezzata. Non è la prima e purtroppo non sarà l’ultima. Al dolore di una famiglia che ha perso la propria bambina si unisce quello di un’altra che dovrà fare i conti con la propria coscienza di genitori che cercano disperatamente di capire come sia potuto succedere.

La domanda più ovvia è: “perché è accaduto?” Tradimento? Gelosia? Raptus? Agli inquirenti l’ardua sentenza.

Credo che la ricerca di una spiegazione, se di spiegazione si possa parlare, vada in ben altra direzione.

La domanda più importante che dobbiamo porci è: “Perché episodi del genere sono destinati a ripetersi?”

A quasi quarant’anni un po’ di acqua sotto i ponti è passata. Hai fatto esperienze e sacrifici e qualche calcio nel culo lo hai già preso.
Se è così, sai che una relazione può finire e non andare come desideri. Lo devi sapere e mettere in preventivo. Sai che il tuo partner potrebbe decidere di prendere una strada diversa dalla tua e che a vent’anni è ancora più probabile proprio perché quell’acqua sotto il ponte non è ancora passata.

Non so cosa sia successo né tantomeno cosa sia scattato nella testa di Francesco. Di certo, con i “se” e con i “ma” non si fa la storia e a parlare della vita degli altri siamo tutti filosofi.

Ma il punto di tragedie come questa è un altro.

Dobbiamo smetterla di pensare che tutto ruoti attorno alle parole “successo” o “fallimento”.

“Se non funziona il mio rapporto di coppia allora sono un fallito”.
“Se mi ha lasciato significa che non sono abbastanza”.

Dobbiamo imparare che la vita è molto più di questo e che la felicità non è fatta di parole come vincere o perdere.

La fine di una relazione non è la fine della nostra vita. Non finisce tutto con un “sì” o con un “no”. Mettiamo da parte il nostro orgoglio perché abbiamo sempre l’opportunità di vivere una vita felice, ma dobbiamo imparare a costruire un concetto di amore sano per noi stessi e gli altri.

Abbiamo un senso malato del possesso. Non possediamo le persone. Non sono di nostra proprietà.

Ami veramente qualcuno? Lo ami veramente? Lascialo libero di vivere la sua vita e concedi a te stesso di vivere la tua.
Cerca qualcuno che ti ami come lo ami tu. Per quanto possa averti ferito, smettila di colpevolizzarti o arrabbiarti. Soprattutto, non permettere a quel dolore di farti perdere la speranza di un futuro migliore perché saresti tu il primo a tradire te stesso.

Alla fine di tutto imparare a gestire i “no” della vita può letteralmente fare la differenza tra un’esistenza degna di essere chiamata tale e un’altra dove finiamo per togliere questo diritto ad un’altra persona.

 

 

Simone

 

 

 

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